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Interview

by
Negromundo Art Magazine

Per me la formazione artistica ha avuto e tuttora ha un ruolo importante.
Per formazione non intendo solo gli studi con indirizzo artistico ma anche il confronto con i grandi musei, mostre, conferenze, incontri con vari artisti e penso che questo sia il modo giusto per avere la verifica di ciò che si crea nello studio.

Dopo gli studi liceali con indirizzo artistico mi sono iscritto all’Accademia di Teatro, Musica e Belle Arti in Chisinau (Moldavia). Un elemento comune presente in tutto quel periodo è stato lo studio della figura umana ma solo dopo aver frequentano il corso di Grafica d’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Roma mi sono reso conto il modo in cui gli studi della figura umana hanno influenzato la mia ricerca. Solo dopo aver compreso l’importanza del segno in grafica d’arte come elemento generatore della forma ho concepito che per me il nudo è l’elemento informatore attraverso il quale filtro le mie idee.

Lo studio, la riflessione, il sogno sono tutti elementi che mi occorrono per creare nuovi lavori.
Spesso mi capita che un nuovo lavoro porti con se una parte di un lavoro precedente
tuttavia alla base del processo per la realizzazione di un opera resta la progettazione
(bozzetto).

Nella mia ricerca artistica l’arte classica ha un‘influenza nella rappresentazione della figura umana ma non penso che si possa parlare di anacronismo secondo il significato storico.
Per me l’anacronismo è il recupero della bellezza tramite il museo, ciò che il dadaismo e le neoavanguardie hanno escluso e penso che in un’epoca dove tutto viene sottoposto alla velocità del consumo riprendere certi aspetti come la qualità della pittura, è una delle possibilità con cui l’artista può rispondere contro questo meccanismo presente nella nostra società. Questo per me non significa non riconoscere il valore storico che le
neoavanguardie ci hanno lasciato, ma tentare di conciliare questi periodi attraverso la mia
sensibilità.
No, penso che tutto accada in maniera naturale per via di causa effetto.

Mi piace pensare al nudo come verità, un’idea che diventa carne e deve essere espressa. In questo modo le opere non mostrano un ideale di bellezza ma passano attraverso queste
forme non necessariamente catalogabili in un grado collettivo di magnificenza.
La nuda rappresentazione delle carni, dunque, non è l’ardore malinconico per un tempo remoto ma è l’amore primordiale per l’uomo, per le sue ombre proiettate nel tempo.

Il tempo della realizzazione di un opera rispetto ad un altra può a volte variare, ma direi che l’impegno e la dedizione di ogni opera è il risultato di un lavoro quotidiano e metodico.

Penso che dipenda da più fattori come la sintonia con la propria ricerca artistica, la figura del committente, il posto in cui l’opera viene collocata.

Non mi piace parlare di stile, anche se capisco che dalla storia e dai suoi periodi nessuno sfugge, ma attualmente non mi sento di affermare niente al riguardo.

Quando penso alla relazione del corpo umano e il cosmo penso alla loro unione.
L ’immagine che si incarna è simile ad un corpo celeste, viaggia prima di cadere sulla terra o altrove, ma l’energia presente in entrambi è l’elemento comune che unisce tutto e tutti.
Si in ogni opera questa idea è presente.

All’inizio del mio percorso artistico ero appassionato da entrambi i periodi, ma penso che nei lavori recenti si intraveda solo qualche traccia.

La forma e lo schema sono solo strumenti usati per rendere visibile il pensiero alla base delle immagini, per questo ritengo che oggi l’artista debba adoperare elementi della figurazione o l’astrazione in relazione con l’idea o con la sensazione che vuole esprimere;
tutte due sono in stretta relazione (uno zoom sulla figurazione può essere percepito come astratto e un allontanamento dall’astrazione può essere percepito come una figurazione).
Basta che sia valido, basta che sia funzionale.
Grazie per questa intervista!